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LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS N. 18, AGOSTO 2003
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1. LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS N. 18, AGOSTO 2003
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LEGAMBIENTE SCUOLA NEWS N. 18, AGOSTO 2003
Notizie e commenti sul mondo della scuola

Indice
1. Ancora una telenovela estiva
2. Dall’Accordo Quadro ai Protocolli di Intesa
3. Novità dai piani di studio della scuola media
4. Proposte di Legge n. 4091 e n. 4095
5. Agenda

1. Ancora una telenovela estiva
“Mai come quest’anno durante il periodo estivo, la scuola ha fatto notizia nei mass media, in un succedersi di novità date per certe un giorno per essere subito ridimensionate o smentite il giorno dopo, generando, puntata dopo puntata, confusione ed incertezza, a pochi giorni dalla riapertura dell’anno scolastico”.
Iniziava così Legambiente Scuola News n. 7 del mese di settembre 2002 ma ben si addice a quanto sta avvenendo in questa estate rovente. Infatti…
 Dopo l’approvazione della L.53/03 l’avvio della riforma dal settembre 2003 sembra cosa fatta ma a maggio il primo decreto legislativo va fuori agenda del Consiglio dei Ministri per non più riapparire. Il MIUR fa una prima marcia indietro e chiarisce che l’attività di informazione/formazione a supporto dell’introduzione della riforma non è più urgente e obbligatoria (v. Legambiente Scuola News n. 15).
 A giugno il MIUR ripiega su un progetto nazionale per l’introduzione dei piani di studio delineati dalle Indicazioni Nazionali e per la generalizzazione dell’insegnamento di inglese e informatica.
 Il 22 luglio, dopo il parere del CNPI (che precisa però che l’adesione al progetto, avendo come riferimento l’art. 11 del DPR 275/99, deve essere subordinata alla libera adesione degli organi collegiali di circolo/istituto), la Ministra Moratti firma il D.M. n. 61 che dà il via libera al progetto. Ma è la C.M. n. 62 di accompagnamento che suscita dissenso e polemiche tanto che sia la CISL Scuola che la CGIL Scuola avviano ricorso al TAR. Alcuni passaggi fanno intendere che sia possibile da parte delle scuole, introdurre i punti “qualificanti” della riforma (docente tutor, portfolio delle competenze…) che in tal modo verrebbero introdotti nelle scuole con un semplice atto amministrativo e non con i decreti attuativi e l’iter parlamentare dovuti. Quali i passaggi contestati? L’art. 1 del D.M. n. 61 “limita il campo di applicazione all’assunzione nei POF dei contenuti didattici espressi nelle Indicazioni Nazionali senza incidere in questa fase sulle modalità organizzative e strutturali oggi attivate nelle scuole e senza comportare contrazione della dotazione organica. In ogni caso… le istituzioni scolastiche… possono procedere anche alla revisione dei modelli organizzativi e ad una diversa articolazione delle attività didattiche che reputino più funzionali alla migliore realizzazione degli obiettivi di apprendimento”. E ancora: “In tale ambito è altresì consentito arricchire le prestazioni professionali dei docenti, destinando maggiore attenzione alle funzioni tutoriali, al coordinamento didattico, alle attività laboratoriali, all’adozione del portfolio delle competenze dei singoli alunni. A tale ultimo riguardo, i predetti interventi, se rappresentano per le scuole primarie, limitatamente alla prima e seconda classe, facoltà di libero esercizio, relativamente alle istituzioni scolastiche che, nell’anno scolastico 2002/03, hanno aderito volontariamente al progetto di sperimentazione, costituiscono un punto di riferimento, al fine di assicurare una logica prosecuzione, nella seconda classe, degli aspetti organizzativi e dei contenuti didattico – pedagogici, conformi ai criteri e alle modalità previsti dal D.M. 18. 9. 2002 n. 100”.
 L’8 agosto, con la C.M. n. 68 arriva un altro dietrofront. Le poche righe precisano che “come previsto espressamente dal D.M. n. 61… il progetto suddetto si limita ai contenuti delineati nelle Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati… Conseguentemente i capoversi 5-6-7 del paragrafo “Contenuti del provvedimento” (n.d.r. quelli riportati) di cui alla menzionata C.M. n. 62 si intendono come non formulati, in quanto non rientranti negli obiettivi del progetto nazionale suddetto”.
Quindi: niente docente tutor, niente laboratori, niente portfolio delle competenze, anche per le 251 scuole che lo scorso anno hanno aderito alla sperimentazione.
Del progetto di innovazione restano solo inglese ed informatica, peraltro già presenti nella quasi totalità delle scuole italiane (v. Legambiente Scuola News n. 17) da aggiungere ai circa 25.000 alunni che si sono iscritti anticipatamente alla scuola elementare (appena 1/3 degli aventi diritto).
E il MIUR, dopo la nuova presa di posizione dell’ANCI, sembra aver rinunciato anche alla riapertura delle iscrizioni alla scuola materna per i bambini che compiono tre anni entro il 28 febbraio 2004 in quei posti che si sono liberati per l’effetto dell’anticipo alla scuola primaria.

2. Dall’Accordo Quadro ai Protocolli di Intesa
Sono ormai 10 i Protocolli di Intesa firmati dal MIUR, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, singole regioni, in base a quanto stabilito dall’Accordo Quadro Stato Regioni firmato il 19 giugno scorso per “colmare il buco nero” creato dall’abolizione della L. 9/99 (v. Legambiente Scuola News n. 16). Finora hanno firmato Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria. Una prima sommaria lettura degli accordi già sottoscritti dà conferma alle perplessità che abbiamo manifestato. Infatti ci sono regioni che sottoscrivono accordi per percorsi sperimentali con un primo anno a carattere orientativo, volto a consolidare ed innalzare il livello delle competenze di base per passare negli anni successivi alle aree professionalizzanti, altre orientate a percorsi formativi gestiti dalle istituzioni scolastiche in collaborazione con gli Enti di Formazione professionali accreditati altre ancora che attribuiscono un ruolo di primo piano agli organismi formativi regionali lasciando sullo sfondo e nel vago il ruolo delle istituzioni scolastiche, privilegiando attività addestrative - professionalizzanti. C’è chi ha accettato la sfida di ricercare percorsi integrati per garantire una formazione di base comune a tutti gli alunni e chi ha messo in campo “prove tecniche di devoluzione”, facendo valere le competenze attribuite dal titolo V della Costituzione. Il rischio è di avere “20 scuole per 20 regioni” mettendo in pericolo l’effettiva spendibilità sul territorio nazionale ed europeo dei titoli acquisiti a livello regionale.
Intanto la “legge Bastico” dell’Emilia Romagna (v. Legambiente Scuola News n. 14) approvata avvalendosi dei poteri conferiti alle regioni dal Titolo V della Costituzione, viene impugnata dal Consiglio dei Ministri per “eccesso di competenze”. I punti sotto accusa sono la generalizzazione della scuola per l’infanzia, l’assegno di studio per gli insegnanti che scelgono l’anno sabbatico per l’aggiornamento professionale, i principi fissati per l’alternanza scuola-lavoro, la regolamentazione dei crediti formativi per favorire il passaggio da un percorso scolastico ad alto itinerario formativo, i criteri per la riorganizzazione della rete scolastica. Non viene messo in discussione il biennio formativo integrato per gli studenti che, al termine della scuola media non vogliono ancora scegliere in modo netto tra istruzione e formazione professionale.

3. Novità dai piani di studio della scuola media
Apparsi sul sito del MIUR nella prima versione il 24 dicembre 2002 (v. Legambiente Scuola News n. 11), riappaiono in una nuova versione il 30 luglio. Non sostanziali i cambiamenti apportati. Nel merito ci siamo già espressi con il Supplemento a Legambiente Scuola News n. 15 “Osservazioni sulle Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati” che abbiamo presentato alla Ministra.
Ritorniamo sull’argomento perché al paragrafo “Vincoli e risorse” c’è una novità: la suddivisione per disciplina dell’orario annuale obbligatorio che nella nuova versione passa da 900 a 891 ore (cioè 27 ore settimanali) a cui aggiungere 198 ore annue di insegnamento opzionale facoltativo (6 ore settimanali). La tabella riporta i valori minimi-medi-massimi delle ore di insegnamento obbligatorio per le singole discipline, comprensivi anche “delle attività di Educazione alla Convivenza civile e all’informatica”. Sarà ogni istituzione scolastica che deciderà “ogni anno, sulla base di apposite analisi dei bisogni formativi, la distribuzione e i tempi delle discipline e delle attività” oscillando però tra il valore minimo e il valore massimo proposti. La quota oraria di quasi tutte le discipline è stata ridotta. Facendo qualche calcolo, ad esempio, si contano 90 minuti settimanali per geografia, 98 per arte e immagine, musica, scienze motorie e sportive. Fortemente ridimensionate anche le lingue straniere, una delle tre “i” della campagna elettorale dell’attuale governo: 98 minuti per la 1° lingua straniera, studiata anche alla scuola elementare,120 per la seconda (ora sono 180 ciascuna). Solo matematica sembra mantenere la quantità oraria ma la tabella non è chiara. 1 ora settimanale è dedicata alla tecnologia, abbinata a scienze per complessive 118 ore annue. Che significa? Che scienze e tecnologia avranno un unico docente? E chi? L’attuale docente di scienze o quello di educazione tecnica? Comunque si cerchi di interpretare le quote orarie, una cosa è certa: la riduzione del tempo scuola per gli alunni a fronte di una contemporanea sovrabbondanza di conoscenze e di abilità elencate negli obiettivi specifici di apprendimento. Inoltre il taglio degli organici è assicurato.

4. Proposte di Legge n. 4091 e n. 4095
Presentate a fine luglio due proposte di legge (la prima di Forza Italia, Lega, UDC, la seconda di AN), pressoché identiche nei contenuti, di pochi articoli ma destinate a cambiare, se e quando approvate, stato e profilo professionale dei docenti.
Statuto degli insegnanti, albo nazionale, area di contrattazione autonoma, codice deontologico: questi i punti principali contenuti nelle bozze legislative che hanno dato seguito ad un ordine del giorno presentato e approvato alla Camera all’approvazione della L. 53/03.
La carriera dei docenti sarà articolata su tre livelli: docente tirocinante, docente ordinario, docente esperto. Al ruolo di docente esperto si accede “mediante concorso volto a verificare il possesso dei requisiti professionali individuati sulla base di precisi standard” e avrà “responsabilità in relazione ad attività di formazione iniziale e di aggiornamento permanente dei docenti, di coordinamento di dipartimento o di gruppi di insegnanti, di collaborazione e di temporanea sostituzione del Dirigente Scolastico”. E questo ruolo sarà l’unico che permetterà, mediante concorso, di accedere al ruolo di Dirigente Scolastico o di Dirigente Tecnico.
Ma l’articolo più dirompente è quello, contenuto nella sola proposta di AN, che sopprime le RSU (rappresentanze sindacali unitarie scolastiche), mantenendole solo a livello regionale.
Proposte di legge che, in questo periodo di vacanze, sono passate sotto silenzio ma che, alla ripresa dell’anno scolastico non mancheranno di suscitare reazioni e, ci si augura, un serio confronto nelle scuole e tra gli insegnanti.

5. Agenda
4 – 5 ottobre 2003 - Roma: 1° Congresso nazionale dell’Associazione Professionale Legambiente Scuola e Formazione


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Date: 18 Aug, 2003 on 00:14
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