da Corriere della Sera
Mercoledì, 22 Dicembre 2004 Un gruppo di ragazzi aveva provato ad appendere la Croce. La professoressa: rispetto la scelta del Consiglio di istituto
Ivrea, il crocifisso tornerà nelle aule
Era stato tolto da una insegnante. La scuola: ogni classe potrà decidere. Il preside: equivoco chiarito
DAL NOSTRO INVIATO
IVREA (Torino) - Povero Cristo… Appeso sulla Croce, straziato tra credenti e non credenti, in balia delle corti più disparate, dal Sinedrio (tempo fa) alla Corte costituzionale (la scorsa settimana) e al Consiglio di istituto per ragionieri e geometri (ieri sera). Espulso dalle scuole e riammesso, strappato dalle pareti scolastiche da una professoressa di italiano e riappeso. Per volere del Consiglio di istituto, che ha così posto fine all’ultima polemica intorno ai simboli del Cristianesimo e del mondo occidentale.
Un crocifisso, proprio uno, si aggirava, infatti, fino a ieri sera in qualche parte delle rive della Dora Baltea. Per la precisione, nell'Istituto tecnico statale commerciale e per geometri Giovanni Cena, dove, da sempre, il simbolo della fede cristiana è assente nelle aule dove studiano 800 giovani e insegnano 106 docenti. E quel crocifisso messo e rimosso ha suscitato polemiche e sospetti.
Una polemica che ha visto intervenire l’arcivescovo di Torino Severino Poletto. «Nessuna istituzione ha il diritto di imporre le proprie convinzioni - ha detto Poletto - . Se dovesse essere un modo per affermare, magari contro la sensibilità dei ragazzi, una posizione personale di ateismo, sarebbe una prevaricazione».
Il crocifisso è quello che Antonio M., 15 anni, ripetente in IB, sezione geometri, ha ricevuto, con dedica, da suo zio prete, don Enrico, parroco di tre frazioni di Ivrea. Lo stesso che Gabriele R., 15 anni, ripetente di IA, sezione geometri, si è fatto prestare da Antonio, per cederlo a Bobo affinchè, il 14 dicembre, lo appendesse sulla parete della IA. Purtroppo nell'atto è stato colto dalla professoressa Maria Immacolata Neri, nota per severità, rigidezza di carattere e per una certa idiosincrasia a tutto ciò che sa di Chiesa e di religione. Apriti, cielo!
«La professoressa, in modo che ancora ci indigna, ha fatto staccare il crocifisso dalla parete - raccontano Antonio e Gabriele - lo ha sbattuto nervosamente sulla cattedra e poi portato in presidenza. "Sapete che non potete farlo - ha gridato - e poi a me dà fastidio". Solo pochi giorni dopo ho recuperato il mio crocifisso dal preside - continua Antonio - in attesa che venga accolta la nostra richiesta». Che è quella - avanzata e sottoscritta già a metà ottobre dai 40 studenti della IA e della IB - di vedere il Cristo in croce sul muro delle loro aule. «Siamo credenti - ribadiscono Antonio e Gabriele - e non accettavamo che nel nostro istituto non ci fosse da nessuna parte (se si eccettuano l'aula magna e la sala professori, ndr ) il simbolo della nostra fede. Non riuscivamo a capire come mai rispettassimo le compagne islamiche col velo ma non possiamo avere un crocifisso. Ho raccolto le firme fra i miei compagni: 20, tutti d'accordo, anche gli atei».
Il preside, Mario Di Vittorio, 60 anni, salernitano, capo istituto dal 1997: «Ho detto ai ragazzi che la decisione spettava al Consiglio di istituto. E i ragazzi della IB mi hanno ascoltato». «Nessuno però aveva informato di ciò gli studenti della IA, che nel frattempo si erano mossi nella stessa direzione. E, non sapendo niente, la settimana scorsa hanno provato ad appendere la Croce e provocato il caso» spiega Alex Menietti, IIIB Geometri, uno dei 4 studenti nel consiglio di classe. Il programma della sua lista prevedeva all'ottavo punto: «Acquisto di un crocifisso da appendere in ogni classe per le classi che hanno la maggioranza degli alunni favorevoli». Tale proposta ha fatto ipotizzare un intento provocatorio di Antonio e Gabriele. I due ragazzi rifiutano l’accusa: «E’ stata una scelta autonoma nostra e delle nostre classi». Il preside li difende: «Escludo che volessero usare la Croce con intenti provocatori». Anche la professoressa Neri tenta di ridimensionare l’accaduto: «Mi sono limitata a staccare la Croce dalla parete. Questa storia è stata strumentalizzata e ampliata con scopi a me sconosciuti».
«Da parte mia - ribadisce la professoressa incriminata - il crocifisso può esserci o non esserci in aula, sono del tutto indifferente, rispetterò la decisione del Consiglio di istituto».
E la decisione ieri sera è arrivata. «Il consiglio ha deliberato che tutte le classi che faranno richiesta del crocifisso lo avranno - comunica il preside -. E a spese della scuola. Si è trattato non di un episodio di intolleranza, ma di un contrasto fra docente e studenti, come tanti». Solo che al centro della disputa stavolta non c'erano una interrogazione di italiano o un allagamento della scuola.
Costantino Muscau
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