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Inseguimento sulla Rete: «Bloccate quel virus»
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1. Inseguimento sulla Rete: «Bloccate quel virus»
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da Il Corriere della Sera
24 agosto 2003

Polizie di mezzo mondo al lavoro. Identificati i computer del «contagio» ma Sobig.F è ancora attivo

Inseguimento sulla Rete: «Bloccate quel virus»

WASHINGTON - Lotta contro il tempo per salvare i computer dal virus Sobig.F che, dopo aver colpito ieri 20 milioni di utenti cinesi (su 68 milioni) non protetti a sufficienza, continua a vagare sulla Rete. Fbi e polizie informatiche di vari Paesi, con l’aiuto di aziende specializzate, hanno già imbrigliato il «verme» che avrebbe dovuto raggiungere 20 computer selezionati e infettati da tempo negli Usa, in Canada e nella Corea del Sud per scaricare da lì istruzioni letali ad altri 100 mila computer. Continuano le indagini per risalire al pirata o ai pirati. Tra le ipotesi, tutto potrebbe essere cominciato da un sito pornografico.

Identificati e neutralizzati i venti Pc infettati che avrebbero dovuto scatenare l’ultimo attacco. Caccia al pirata

Virus, sfida mondiale per salvare i computer

Fbi e polizie nazionali hanno «imbrigliato» Sobig.F. L’epidemia sarebbe partita da un sito pornografico

DAL NOSTRO INVIATO

WASHINGTON - La Cina è vicina, diceva un film di tanti anni fa. Ma per fortuna non è vero: infatti è soltanto laggiù che Sobig.F, l’ultimo virus scatenato su Internet, è riuscito a fare un disastro: 20 milioni di utenti cinesi della rete, su un totale di 68 milioni, ne sono stati colpiti ieri, perché non erano protetti a sufficienza. Ma nel resto del mondo, grazie all’intervento congiunto dell’Fbi e delle polizie informatiche di vari Paesi insieme con esperti delle aziende specializzate, il «verme» è stato imbrigliato. Le armi antivirus hanno funzionato. Il «verme» vagola ancora qui e là: ma ha mancato l’appuntamento più letale, il gran colpo già fissato dai pirati per ieri a mezzogiorno, ora della costa atlantica degli Stati Uniti. In quel momento, Sobig.F avrebbe dovuto raggiungere 20 computer già selezionati e infettati da tempo negli Stati Uniti, in Canada e nella Corea del Sud. «Portandosi dietro» con sé, cioè mettendo in collegamento con loro, gli oltre 100mila computer già contagiati nel resto del mondo.
Una volta entrato nei 20 sistemi presi di mira, il virus avrebbe scaricato da questi nuove informazioni, diramandole poi agli altri 100mila. Istruzioni letali: forse il software, il programma, che avrebbe abbattuto tutte le protezioni esistenti, aprendo così ogni computer a qualunque attacco esterno. E «ordinandogli» di attaccare a sua volta altri siti Web, paralizzandoli: com’era accaduto tre anni fa, con Yahoo. Replicazione, mutazione, infiltrazione: una catastrofe, nel linguaggio Internet.
Che però non è avvenuta: 17 dei 20 computer, identificati appena in tempo, sono stati disattivati dopo che le varie polizie avevano contattato i loro provider, i loro snodi di accesso in rete. Ma ancora prima, già giovedì notte, gli esperti delle varie società erano riusciti a «frantumare» il codice del virus, penetrando nei suoi programmi più segreti e scoprendo, per così dire, le sue intenzioni. Gli ultimi 3 dei 20 computer «complici» si sono sì «presentati» all’appuntamento in rete di mezzogiorno, ma il virus non ha fatto altro che «ridirigerli» verso dei siti pornografici, dove non hanno trovato altre istruzioni né trucchi. Alla fine, tutti sono stati messi a tacere. Sembra che Sobig.F (letteralmente: «così grande-F») sia partito proprio da un sito pornografico dove avrebbe teso un’imboscata a qualche frequentatore più disarmato o ingenuo, contagiandolo al volo. E ora, se davvero la sua marcia si sta esaurendo, tornerebbe a quello stesso ambiente informatico da dov’è partito. Per poi, finalmente, spegnersi per sempre: sembra che il suo «suicidio», cioè la sua disattivazione, sia già stata fissata dai pirati in rete per il prossimo 10 settembre.
Intanto continuano le indagini per risalire al pirata, o ai pirati. E’ certo che non è, o non sono, dei novellini. Sobig era già comparso altre cinque volte quest’anno, in altrettante versioni diverse, in cui si riconoscerebbe la stessa «mano», cioè la stessa tecnica di creazione. Sembrava un virus come tanti, all’inizio. Al massimo, un fastidio per le cassette delle email. Invece, si è rivelato molto più raffinato, e gli esperti credono che il suo creatore sia un professionista, con scopi terroristici o comunque criminali. Secondo il Los Angeles Times una prima traccia sospetta sarebbe già stata scoperta in un provider di Phoenix, in Arizona, la società Easynews Inc. (letteralmente «Notizie facili»): avrebbe fatto da «imbuto» per il primo ingresso in rete del virus, e ha già ricevuto una prima imputazione per questo, anche se sarebbe esclusa la malafede dei dirigenti. «Qualcuno - ha dichiarato uno di loro al Washington Post - potrebbe aver rubato il numero di una carta di credito per poi aprire un conto con noi, e scatenare così il verme sulla rete».

Luigi Offeddu


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Date: 24 Aug, 2003 on 10:55
Inseguimento sulla Rete: «Bloccate quel virus»
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