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Elementari, tra i genitori stravince il tempo pieno
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1. Elementari, tra i genitori stravince il tempo pieno
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da Il Corriere della Sera
17 marzo 2003

Elementari, tra i genitori stravince il tempo pieno

Su oltre 7.400 classi di Milano, solo una su cinque ha adottato l’orario tradizionale. Gli insegnanti: il segreto è unire studio e svago

Modulo o tempo pieno. A casa per pranzo o a scuola fino alle 16.30. Pomeriggio libero, per fare sport o altre attività, oppure in classe, con i compagni. Due modi diversi di organizzare la scuola elementare (tre maestri nel modulo, con due ore per ogni materia, e due insegnanti contitolari nel tempo pieno, quattro ore al giorno ciascuno). Per venire incontro alle esigenze delle famiglie, per garantire un’alternativa a chi non può permettersi baby sitter o corsi pomeridiani.
Ma, al di là delle comodità, due impostazioni che convivono all’interno degli stessi istituti. Nonostante a Milano i genitori lavoratori scelgano sempre più spesso il tempo prolungato: 271 classi in più dello scorso anno (su un totale di 7.413 previste per il 2003-2004, 6.232 sono quelle a tempo pieno, mentre quelle a modulo sono 1.181, 141 in meno rispetto al 2002).
«Abbiamo sperimentato il modulo - spiega Grazia De Gennaro, maestra all’elementare di via dal Verme -, ma non ha funzionato. È un sistema che frammenta troppo l’orario scolastico, creando problemi ad alunni e insegnanti: i primi avvertono l’ansia di dover produrre quanto richiesto in sole due ore, senza poter approfondire i vari aspetti della lezione. I secondi sentono la fretta di terminare il programma».
Come a dire meglio quattro ore al giorno con la stessa maestra, con pause e momenti di svago, anziché rincorrere orari e programmi. «Senza dover riprendere ogni volta - continua De Gennaro - tutto da capo. Ma educando alla comunicazione e alle relazioni». Nel pomeriggio, poi, i laboratori. Dai giochi di parole alle «piccoli mani», al giardinaggio.
Anche per Cinzia Donnini, insegnante all’elementare di via Crespi, «il tempo pieno ha il vantaggio di offrire a tutti le stesse opportunità, con esperienze che esulano dalla pura didattica: uscite alla scoperta della città, lezioni a teatro e nei musei, momenti di aggregazione».
E se sono gli stessi genitori a decretare il primato del tempo pieno («Spesso - spiegano le mamme - i nonni vivono dall’altra parte di Milano e non possono seguire i bambini tutto il pomeriggio), c’è chi difende il modulo.
«Una modularizzazione intelligente - commenta Chiara Bonetti, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Cadorna -, che sappia valorizzare il team di insegnanti, offre grandissime possibilità. Il modulo è nato per dare pari dignità a tutte le discipline: più scuola, più insegnanti, più saperi».
E la richiesta di classi a modulo c’è ancora: nella scuola di piazza Santa Maria Nascente, per esempio, arrivano bambini dai quartieri dove questa opportunità non viene offerta. «Il modulo - conclude la preside Bonetti - è un buon modello che prevede le stesse ore del tempo pieno: è chiaro che ci vuole una squadra che lo faccia funzionare bene. Come, del resto, per il tempo pieno».
Dello stesso parere Tullia Roghi, dirigente delle elementari di via Moscati e via Mantegna. «Non esiste un modello di serie A o uno di serie B. È vero che nel tempo normale i ritmi sono più serrati, ma questo può essere uno stimolo per i ragazzi brillanti che altrimenti si annoierebbero. Non si può dire quale sistema sia migliore, intrinsecamente non c’è nessuna differenza. Diverso, semmai, è il comportamento dei genitori: più ansiosi quelli che scelgono il modulo, più intrusivi nell’organizzazione scolastica, più flessibili e collaborativi quelli che iscrivono i figli al tempo pieno. In ogni caso, come sempre, a fare la differenza sono i docenti, non orari e classificazioni».

Annachiara Sacchi


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Date: 17 Mar, 2003 on 20:23
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