Prima Pagina
Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
- ISSN 1973-252X
Direttore responsabile: Dario Cillo


Edscuola Board
Edscuola Board Discussion Forum.
Index / Educazione&Scuola© - Archivio Rassegne / Educazione&Scuola© - Rassegna Stampa (Archivio 2)
author message
L´AVVOCATO EDITORE
Post a new topic Reply to this Topic Printable Version of this Topic
edscuola
Administrator
in Educazione&Scuola

View this member's profile
posts: 13944
since: 23 May, 2001
1. L´AVVOCATO EDITORE
Reply to this topic with quote Modify your message
da La Stampa
17 marzo 2003

L´AVVOCATO EDITORE
NE DISCUTONO OGGI IN UN CONVEGNO A TORINO I GIORNALISTI CHE HANNO GUIDATO «LA STAMPA»

NELL´AUTUNNO del `99, in piena celebrazione del centenario della Fiat, Giovanni Agnelli accettò di parlare per la prima volta del suo amore per giornali e giornalismo. Aveva, nel campo editoriale, un ruolo ben più importante di quello di editore del «suo» giornale. Era entrato una prima volta nel Corriere della Sera in appoggio a Giulia Maria Crespi e una seconda per consentirne il salvataggio dopo lo scandalo P2. Era stato buon amico dell´editrice del Washington Post Katherine Graham e aveva dato una mano al direttore-editore di Le Monde Jean Marie Colombani in un momento di difficoltà. Ma l´intervista, che Umberto Brunetti e Alessandra Ravetta hanno recentemente ripubblicato su Prima comunicazione in occasione della scomparsa dell´Avvocato, si concentrò soprattutto sulla Stampa. A un certo punto, parlando dei direttori che l´Avvocato aveva nominato negli ultimi quarant´anni, gli intervistatori chiesero come mai la scelta fosse caduta su personaggi così differenti tra loro. «C´è chi pensa che questa diversità rispecchi la diversa posizione della Stampa rispetto al mondo politico romano e alle contingenze industriali - rispose - . Ma non è così. La mia scelta - spiegò - è sempre stata determinata da questa considerazione: sono o no uomini in grado di guidare un quotidiano come La Stampa? Un quotidiano che ha una personalità solida, che non può essere stravolta da chi lo dirige». Dietro questa risposta, naturalmente, non c´era solo la soddisfazione per il fatto che, negli anni e nelle varie stagioni, La Stampa, affidata ai «suoi» direttori, aveva conservato un peso, un ruolo e una considerazione importanti nel panorama dell´informazione italiana e internazionale. C´era anche, com´era nel suo stile, la descrizione appena accennata del suo metodo personale, del codice di valutazione, del modo in cui, quasi sempre all´insaputa degli interessati, aveva individuato i suoi candidati, avviandoli al tirocinio direttoriale. Una sorta di formazione mirata sui singoli personaggi, e tuttavia segnata da una liturgia, dalla costante di lunghe conversazioni, curiosità grandi e piccole, attenzione per le varie specialità. Difficilmente, a un giornalista competente di esteri o di politica interna, l´Avvocato avrebbe posto domande di sport. Ma la mafia, ad esempio, era una sua passione: e un siciliano che non si intendesse di mafia per lui era inconcepibile. Un pomeriggio di dieci anni fa, pochi giorni prima della strage di Capaci, l´Avvocato volle conoscere Giovanni Falcone, che in quel periodo aveva cominciato a collaborare con La Stampa. Seduti uno di fronte all´altro, nel suo piccolo studio romano di via XXIV maggio, per tre ore parlarono fitto fitto, scambiandosi informazioni, aneddoti, conoscenze, nomi segreti di investigatori, magistrati, agenti segreti, che Falcone aveva frequentato per lavoro in tutto il mondo, e l´Avvocato per curiosità. Alla fine, pur presuntuosamente, Falcone si arrese: «Non avrei mai pensato di incontrare uno che di mafia ne sapesse quasi quanto me». L´indomani l´Avvocato ripercorreva il racconto terribile dello strangolamento di un boss a un banchetto di Cosa nostra. Ripensandoci, si rammaricava dei particolari mancanti: «Non s´è capito - rifletteva - quanto impiega uno di quelli a morire, e cosa fanno gli altri nel frattempo. Continuano a mangiare? Parlano? Stanno zitti?». Ma di questi dettagli cronistici, non ci fu tempo di chiedere a Falcone. Del resto, le risposte alle domande dell´Avvocato, o erano immediate o diventavano inutili prestissimo. Il giorno dopo, a tornare sulla mafia, magari si sarebbe finiti a parlare dell´Asia (ci fu un periodo in cui la crisi asiatica fu a lungo, drammaticamente, d´attualità). Ed è logico che, soprattutto con i più giovani (e molto meno con i suoi coetanei), il tirocinio dell´editore si esercitasse in modo più attento e qualche volta imprevedibile. I direttori scelti da Agnelli, infatti, si possono dividere in due generazioni: i quaranta-cinquantenni coevi dell´Avvocato (Alberto Ronchey, Arrigo Levi, Giorgio Fattori), alla guida del giornale dal `68 (dopo la direzione storica e ventennale di Giulio De Benedetti) fino alla seconda metà degli Anni Ottanta, attraverso la Guerra Fredda, l´esplosione della violenza giovanile, il terrorismo, con l´assassinio di Carlo Casalegno. E i quaranta-cinquantenni dei giorni nostri (Paolo Mieli, Ezio Mauro, Carlo Rossella e il sottoscritto), che entrano in scena a partire dagli Anni Novanta. In mezzo (´86 - `90) c´è la direzione-cerniera di Gaetano Scardocchia, che avviando insieme rinnovamento interno e ricambio nei quadri dirigenti, e chiamando alla Stampa giovani professionalmente nati altrove, creò il «vivaio» da cui sarebbero venuti non solo i futuri direttori della Stampa, ma anche del Corriere e della Repubblica. Tra noi compagni di questa esclusiva avventura professionale, ci siamo chiesti varie volte in cosa è consistito il nostro tirocinio, quand´è che l´Avvocato ha deciso, per usare le sue parole, che ognuno di noi era diventato «un uomo in grado di guidare La Stampa». Certo, ci siano risposti, ha giocato imparare a guardare il mondo e l´America con la stessa attenzione con cui guardiamo i fatti più vicini a noi. L´Avvocato raccontava spesso della sera in cui lui e un gruppo di ufficiali piemontesi in convalescenza a Torino ascoltarono Radio Londra annunciare il bombardamento di Roma, commentando: «Finalmente!». Avevano capito prima di tanti altri che l´arrivo degli americani portava insieme le ultime bombe, la fine della guerra e la libertà. Aspettavano solo di unirsi alla Quinta armata e ai partigiani per la Liberazione. Ci siamo detto e ripetuto che è qui alla Stampa che abbiamo cominciato a seguire la politica in un certo modo, con distacco, ironia, divertimento, ma mai con partigianeria o con qualunquismo, come se non fosse una cosa seria. I ricordi dell´Avvocato sui democristiani, da Moro a Piccoli e Gava, l´amicizia per Spadolini e La Malfa (padre e figlio), l´odio-amore per Craxi, l´inesauribile serie di aneddoti sui comunisti italiani e di mezzo mondo, la simpatia ricambiata con D´Alema e Berlusconi, non gli impedivano di decidere e di scegliere nei momenti importanti, senza farlo pesare sul giornale. Al dunque, nessuno di noi ha capito quando era venuto il suo momento. Il giorno che Ronchey decise di lasciare, l´Avvocato gli chiese un consiglio sul suo successore. «Ci dovrei riflettere», obiettò Ronchey. L´Avvocato: «Io avrei pensato a Levi». E Ronchey: «E´ il nome che le avrei fatto». Mieli - Mauro fu un passaggio da staffetta. Mieli approdò al Corriere, a Mauro, qualche anno dopo, toccò un´eredità impegnativa: La Repubblica dopo Scalfari. Rossella era stato alla Stampa, poi aveva diretto Stampa Sera, era uscito per tornare a Panorama, quindi alla direzione del Tg1: fu richiamato in un attimo, quando proprio non se l´aspettava. E una cosa del genere successe anche a me. A settembre del `98, dopo due anni in Rai, rientravo alla Stampa come editorialista. Prima di riprendere servizio a Roma, ero venuto a Torino a salutare il direttore e i colleghi. L´Avvocato volle vedermi: parlammo un po´ di tv, di giornali, della Stampa della novità di Internet e dei nuovi problemi della multimedialità. Alla fine, salutandomi: «Può darsi - annunciò, col tono di voce basso che usava per le notizie riservate - che tra qualche tempo Rossella decida di lasciare. Vuol tornare all´estero, a scrivere. Credo che gli piacerebbe Washington. Lei comunque non ci pensi: è giusto che lo sappia, ma se ne riparlerà al momento opportuno». L´indomani la telefonata mi raggiunse sulla strada per l´aeroporto. «Cosa fa?». «Vado a Roma». «Parte subito?». «Tra un´ora». «Se non è un problema, forse è meglio che sposti l´aereo. Ci vediamo al giornale», concluse. La sera stessa avevo cambiato lavoro.

Marcello Sorgi


http://www.edscuola.it
http://www.edscuola.com
Mail: redazione@edscuola.com
Date: 17 Mar, 2003 on 08:46
L´AVVOCATO EDITORE
Post a new topic Reply to this Topic Printable Version of this Topic
All times are GMT +2. < Prev. Page | P.1 | Next Page >
Go to:
 

Powered by UltraBoard 2000 Personal Edition,
Copyright © UltraScripts.com, Inc. 1999-2000.

Archivio
Archivio Forum
Archivio Rassegne