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Subject  :  Se a scuola il modello è Corona
Author  :  edscuola redazione@edscuola.com
Date  :  27 Jul, 2007 on 07:45
da Repubblica
Venerdì, 27 Luglio 2007

Se a scuola il modello è Corona
FRANCESCO MERLO

Più che di italiano è un´insegnante di pakistano, per dirla con Amato. Se davvero a Gela una signora che insegna italiano ha bandito dalla scuola della Repubblica un diciassettenne gay o presunto gay o maltrattato come gay; se davvero gli ha consigliato di restare a casa per non turbare i suoi compagni, ebbene questo non sarebbe più un episodio di bullismo e neppure di male insegnamento. Sarebbe un caso da punire con le orecchie d´asino applicate per un anno. E magari sarebbe necessario un ricovero ospedaliero

Così com´è stato raccontato, infatti, è un episodio da infermeria piuttosto che da tribunale.
Vogliamo dire che c´è qualcosa di troppo in questa vicenda di Gela ed è appunto la professoressa che, secondo la denunzia, ha completato la mascalzonata dei suoi peggiori allievi, si è fatta loro allieva, prefigurando la scuola del futuro come una scuola di stupratori e di sodomiti. E´ necessario insomma essere cauti nella valutazione dei fatti raccontati ai carabinieri dal diciassettenne di Gela che è stato costretto dai suoi compagni aguzzini, adolescenti malati di sesso, a baciare un suo caro amico per la produzione di un filmino ricattatorio. E´ tuttavia sicuro che il ragazzo si è incupito nella depressione, e che ha reagito alle umiliazioni abbandonando la scuola per due mesi, e dunque perdendo l´anno.
Preside e professori dell´Istituto Industriale Emanuele Morselli hanno confermato che il giovane aveva sospeso gli studi perché oggetto di vessazioni sessuali. Ed ecco la prima domanda da farsi: perché questa preside e questi professori non hanno preso provvedimenti forti, decisivi, contro i ragazzi seviziatori e contro la collega sterminator? Secondo noi queste anime belle che oggi confermano non sono meno inquietanti dei bulli.
Che cosa fareste voi venendo a sapere che un gruppo di giovani paparazzi "fai da te" ha costruito le pose per un filmino da usare come strumento di ricatto? E soprattutto che cosa fareste davanti a un´insegnante che mette a profitto la lezione omofobica dei suoi allievi?
Chiunque di noi ritirerebbe i propri figli da quell´istituto: perché infatti mandarli in una scuola dove avvengono cose turche?
E l´omertà degli altri insegnanti che cos´è se non anestesia morale, solidarietà al ribasso, complicità corporativa?
Aspettiamo sia i risultati dell´ispezione ordinata dal ministro sia quelli dell´inchiesta giudiziaria. Sappiamo per ora che c´è una vittima e che i colpevoli vanno in giro a scattare foto e a girare videoporno. Non è certo la prima volta che accade. Né l´episodio è ascrivibile alla presunta pakistanità della Sicilia. Era successo a Torino, dove la vittima addirittura si suicidò. Con allarmante regolarità succede a Roma, a Milano, dappertutto.
Giustamente le associazioni che difendono i diritti degli omosessuali denunziano come emergenza l´immaturità sessuale degli italiani, il clima avvelenato e illiberale che dalla politica arriva sino alla scuola, i toni esasperati e gli argomenti bigotti del clero, una nuova paura nazionale che contrasta una generosa crescita dei nostri ragazzi.
Insomma, è l´intero Paese che è ammalato e anzi, se andiamo a guardare bene, non solo Gela non è siculo-pakistana ma, al contrario, è siculo-finnica visto che è la sola città d´Italia dove il sindaco Rosario Crocetta, di Rifondazione comunista, è un omosessuale dichiarato che ha furoreggiato elettoralmente ed è molto amato dai suoi concittadini. Attenti dunque alla trivialità dei luoghi comuni dove la Sicilia è un museo di errori e di orrori: Gela non è Islamabad.
La verità è che è finita ormai fuori controllo la scuola italiana. Non è più il luogo del sapere depositato e neppure della vecchia, cara contestazione libro contro libro, figli contro padri, ma è il luogo dei poteri volgari, del sesso maltrattato, del videotelefonino che sembra promuovere ogni cretino in un Fellini o in uno "scoopista" alla Corona, del professore ridotto a travet sformato e malinconico da un salario da poveraccio, è il luogo delle denunzie penali come prassi quotidiana, ma anche come devastante spauracchio.
Non è più Dante il protagonista o l´antagonista delle nostre intelligenze in erba ma è appunto Fabrizio Corona, maschio palestrato e armato di cannocchiali, zoom, macchine fotografiche, videofonini: una tecnologia al servizio del ricatto, che fissa immagini fino al riscatto dal ricatto. La scuola non è più una palestra di terzine ma di tatuaggi, non si vive di Promessi Sposi ma di tracotanze.
Oggi la scuola italiana è l´imperio del luogo comune, è il trionfo della cecità mentale che ti porta a biasimare e a umiliare il diverso. La scuola in Italia è diventata il suo contrario. Da luogo di formazione dell´elite a luogo di deformazione di massa.


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